“Elogio delle donne” di Emerico Giachery

                                               ELOGIO DELLE DONNE
 

       Tra le pagine a me più care dell’amato Boccaccio è l’elogio delle donne. Anch’io vorrei scriverne uno per contrastare e combattere senza tregua l’insensato maschilismo di individui, di contesti sociali e religiosi succubi di archetipi patriarcali, e bollare i tenaci disconoscimenti e le continue violazioni dei loro diritti. Qualche premessa di questo elogio delle donne (dalle quali ho sempre tanto imparato sulla vita e sul suo significato) e della Donna, può già trovarsi in qualche mio scritto.
       Torniamo a Boccaccio, evocato all’inizio. Nell’Introduzione alla Giornata Quarta del Decameron, rivolgendosi alle donne in prima persona, scrive: “io, il corpo del quale il Ciel produsse tutto atto ad amarvi, et io dalla mia puerizia l’anima vi disposi, sentendo la virtù della luce degli occhi vostri…”, e così via. Incline per indole a sogni cavallereschi, più a Federigo degli Alberighi che non ad altri personaggi del Decameron, e comunque sempre affascinato dall’Eterno Femminino, nella “mia puerizia” collezionavo “fidanzate”. Il fidanzamento più breve, con una baronessina napoletana, durò più poco più un’ora, e dileguò appena partito il treno Napoli-Roma, sul quale avevo preso posto. Avrò avuto, allora, otto o nove anni.
      Precoce, in un cantuccio poco illuminato di casa, il primo bacio, censurato subito dopo da un rimprovero materno; ma quanti anni, troppi, troppi, per arrivare al secondo bacio, stavolta in mezzo a una splendida natura complice e concorde.
      Boccaccio afferma:“Le Muse son donne”. Si può immaginare un domicilio più adatto alle Muse di una Facoltà di Lettere alla quale m’iscrissi a diciott’anni? Sull’ingresso di quella romana, ossia nell’edificio di destra del grande piazzale della cosiddetta Città Universitaria, compare la scritta Haec saedes Musis sacra. Manca il seguito: l’affermazione di Boccaccio appena citata, magari tradotta in latino per unirla alla scritta della Facoltà di Lettere, ricco vivaio di attraenti jeunes filles en fleur. Non c’era che l’imbarazzo della scelta. Tra le cose belle della vita ci sono, per me, incontrare un pupo che ti sorride dal passeggino, scrivere un libro e corteggiare una donna. Se si è sposati? Corteggiare la propria moglie che forse lo desidera e quasi certamente lo merita.
     “La virtù della luce degli occhi vostri”, scrive dunque Boccaccio; e poi enumera molte altre qualità femminili più concrete, che senz’altro apprezzo ( potrei non apprezzarle?), ma qui non è il caso di sottolineare.
      Studioso appassionato, in questi ultimi tempi, del tema della luce, in poesia e nella simbolica dello spirito, mi approprio, per ora, di quella “luce” muliebre, che non è certo stata, nella mia vita, soltanto quella degli occhi. M’incanta un verso di Petrarca: «E m’è rimasa nel pensier la luce», tanto caro a Ungaretti, che addirittura lo considera il più bel verso che mai sia stato scritto. Un verso che sembra irradiare luce sull’intera vita. Da alcune incarnazioni dell’Eterno Femminino, ma solamente da “coloro che sono gentili e che non sono pure femmine” (Vita Nuova, XIX), mi è pervenuta tanta luce, tanta poetica luce. Un destino di timido Tantalo ha fatto sì che di solito gli oggetti d’amore sfuggissero, anche se inseguiti in paesi lontani, correndo qua e là per l’Europa, magari sino a un piccolo porto dell’accigliato mare del Nord. Singolare esempio di timidezza una dichiarazione retroattiva epistolare – con finalità ormai puramente storica e pur sempre in melodica dolcezza di memorie e di temps retrouvé – con una sessantina d’anni di ritardo. Nel giardino della memoria sentimentale sono sbocciate, nel corso degli anni ben tre Margherite, una delle quali in versione straniera (ossia Margarete, che ormai non è più di questo mondo). Come ci si sente vivi, quando si è innamorati!
      Dissoltasi col fluire del tempo e della vita l’ombra sofferta della privazione e della rinuncia e delle attese struggenti e vane (che a volte maturano l’anima) è però rimasta la luce.
      Il vagabondo e romantico Wanderer raggiunge infine l’approdo, del quale i precedenti incontri (e mancati incontri) rappresentano una sorta di formativa e tormentata preistoria.  Matrimoni e vescovati son dal cielo destinati. A volte ci accorgiamo, o ci illudiamo, che c’è un senso destinale in certi fatti della nostra esistenza.
       Non certo per mera gentilezza il primo libro pubblicato dopo l’unione, che considero sacra e indissolubile, con la donna della mia vita ha questa dedica: “A Noemi, che è dono e luce”. Dopo poco meno di trent’anni vissuti insieme la riscriverei allo stesso modo.
      Anche da quelle che mi hanno donato non molto più che immagini da sognare, da ricordare dolcemente (la distanza e l’assenza hanno come s’è accennato una propria musica), da desiderare ardentemente, da associare a progetti di vita non realizzati, mi è pervenuta luce. Ne è scaturita, verso l’Eterno Femminino, un’onda di gratitudine da riassaporare con gioia. Poetica gratitudine. Insisto su questo aggettivo, soffuso in questo contesto come da un’aura sacrale, perché poetico voglio che sia il segno di ciò che per me nella vita più conta. Il suo senso esatto del termine in questo contesto non si può trovare nei dizionari e non ha a che vedere con un’attività letteraria: significa qui “nobile”, eletto, e quasi effusione o raggio dell’Essere.

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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