“Affari di cuore” di Paolo Ruffilli. Recensione di Giorgina Busca Gernetti

 PAOLO RUFFILLI, AFFARI DI CUORE

AMORE, EROTISMO E FURORE

L’amore è presente con maggiore o minore preponderanza in tutti i libri di poesia pubblicati da Paolo Ruffilli, tranne La gioia e il lutto (2001), sulla passione e morte di un malato di aids, e Le stanze del cielo (2008), sulla vita “non vita” di un carcerato e di un tossicodipendente: una forte-dolente poesia civile e sociale, persino di denuncia, in entrambe le opere. Trionfa poi l’amore nella raccolta di racconti Un’altra vita (2010) ed è un tema fondamentale nel recente romanzo L’isola e il sogno (2011), quasi a dimostrare che il sentimento capace di vincere tutto (Amor omnia vincit) ha sottomesso anche la penna del poliedrico scrittore in prosa e in versi Paolo Ruffilli.
L’opera Affari di cuore (Einaudi, Torino 2011), ben strutturata in quattro parti di ‘sapore’ diverso (Per amore, Canzonette della passione amara, Guerre di posizione, Al mercato dell’amor perduto), si apre con un esergo di Hermann Hesse, da Il lupo della steppa, e da tre epigrafi nella pagina successiva, rispettivamente di Lao Tzù, Ludwig Wittgenstein e Marianne Moore.
C’è una ragione per quella che a torto potrebbe apparire una sovrabbondanza di premesse: in tutti i passi sono presenti i motivi essenziali di questa poesia erotica ben diversa dalle poesie d’amore presenti in Piccola colazione (Garzanti 1987) e in Diario di Normandia (Amadeus 1990). Se ventiquattro anni fa il poeta cantava il suo amore giovanile che tendeva all’assoluto, all’eterno, com’è proprio dei giovani (“Staremo sempre insieme”; “Dai metti la tua / nella mia mano”, in Piccola colazione); se vent’anni fa esprimeva l’amore con una vena di pessimismo o di consapevolezza della sorte umana, in cui tutto ha un limite e una fine (“Dove si arresta il passo / e il gesto muore, / e avanti corre / solo il tuo pensiero, /qui non avrai di me certezza / né delusione”, in Diario di Normandia), ora, invece, ancora giovane ma certamente più maturo e disincantato, Paolo Ruffilli esprime con crudo realismo ma infinita eleganza, come prova della sua maturità non solo di vita ma anche artistica, l’amore carnale in tutta la sua fenomenologia e varietà, nei modi e nei giorni, nel tipo e nel numero di donne amate/possedute. È amore? Sono “affari di cuore”!
Il motivo essenziale di questa poesia amorosa, insito nell’esergo di Herman Hesse, consiste nelle efficaci parole: “Mi comparivano davanti le figure delle donne che avevo amato, desiderato e cantato, delle quali però soltanto poche avevo raggiunto e cercato di fare mie. Quelle visioni, con o senza nome, ritornavano tutte. E io capivo, dopo averlo dimenticato nella mia lunga miseria, che erano il vero possesso e valore della mia vita, che si erano conservate incorruttibili, che erano avvenimenti diventati astri del firmamento che io potevo scordare ma non cancellare, e la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza.”.
Paolo Ruffilli non è, dunque, un seduttore impenitente che enumera e descrive con dovizia di particolari le sue conquiste nel corso dei giorni e se ne compiace, ma è un uomo “vivace” che ha intensamente vissuto e comprende il valore imperituro di quel possesso: non solo un corpo femminile dopo l’altro, ma anche e soprattutto il possesso di un significato profondo e direi quasi mitico della sua vita, che si può “scordare ma non cancellare”, come afferma Hesse; la scoperta e il consapevole possesso del “valore indistruttibile della mia esistenza”.
“Che conta conoscere il mondo se non lo ami” (Lao Tzù); “La verità non è nelle cose ma nel linguaggio” (Ludwig Wittgenstein) e soprattutto “Non c’è poesia d’amore senza crudeltà” (Marianne Moore). In queste epigrafi è insito il valore etico e formale della poesia secondo Ruffilli; l’ultima in particolare vale per Affari di cuore, ove gli amplessi “corpo a corpo” sul letto “campo di battaglia” sono un intreccio di passione irrefrenabile e violenta repulsa, di piacere e dolore desiderati e voluti da entrambi.
Si differenzia un poco da questa poesia di violenza erotica la quarta sezione, Il mercato dell’amor perduto, che già nel titolo suggerisce quasi un placarsi degli ‘eroici furori’ per lasciar posto a una vena pensosa e a una pacata riflessione sull’amore, talora deludente o deluso, ma sempre potente e vincitore sull’animo umano.
La lirica Perché l’amore lo dimostra con una levità espressiva che conferma una volta ancora il valore poetico di Ruffilli: “L’innamorato / è coraggioso: / esce allo scoperto / in pieno giorno, / rinuncia alle difese / e si fa scudo / solo dell’impulso / che sente / e che lo spinge. / Perché l’amore / è potente / proprio mentre / appare incerto, / riempie il vuoto / che ci avvolge, / rompe il muro / indifferente / e vince sempre / senza conquistare. / Scopre l’angelo / mentre rinfoca / l’anima animale.”.
In questa e in altre poesie della stessa sezione l’erotismo pare acquietarsi mentre compare e si rafforza il pensiero d’amore; non più guerra di corpi ma sentimento: “Il legame / si intreccia / in un momento, / è un segno / che si incide / e resta addosso, / che prende / autonomo possesso / dentro il cuore / alla sola / sua maniera, / e non importa / che duri un’ora / o la vita intera.” (in Legame).
Se si torna, però, al complesso dell’opera, la voce poetica che esprime questa violenta e crudele “guerra” tra amanti, a parte qualche tenerezza dell’ultima sezione sopra indicata, è un fluente magma di arditezze nelle immagini e d’eleganza espressiva che, nell’evidentissimo contrasto, risulta del tutto originale sia in sé, sia nel percorso poetico dell’Autore.
Originale è, inoltre, la struttura delle poesie in forma di “canzonetta”, come nel Metastasio o nelle “arie” del grande librettista settecentesco Da Ponte. I versi brevi molto cadenzati, come di consueto in Ruffilli, e spesso sincopati creano una particolare musicalità che non si fonda sulla metrica tradizionale, che pretenderebbe in questa forma poetica i settenari, oppure i quinari, i quaternari o versi più lunghi, purché tutti della stessa misura, ma che ottiene egualmente effetti artistici d’indubbio valore per la sonorità moderna, anzi, prettamente contemporanea. A questo proposito è evidente il contrasto fra la materia “infuocata” fatta di “roventi” amplessi e la forma poetico-musicale tipica di situazioni molto diverse, talora pacatamente felici, talora dolcemente languide o flebilmente dolorose. In breve, Affari di cuore è un insieme di contrasti nel rapporto tra gli amanti e nell’arte poetica di Paolo Ruffilli.
Sulla copertina bianca di Einaudi spicca la prima parte di una poesia che piace riportare come esempio della natura propria di questo libro:

                                                  Il letto per l’amore
                                                  è un campo di battaglia
                                                  del mistero:
                                                  vi dura la pace
                                                  nella guerra e nel conflitto,
                                                  più si è morti
                                                  più si vive meglio
                                                  da risorti
                                                  e, colpendo,
                                                  ognuno
                                                  vuole essere trafitto.

*
Giorgina Busca Gernetti

Paolo Ruffilli, Affari di cuore, Einaudi, Torino 2011, pp. 140, € 12.00

*
Recensione pubblicata in http://www.literary.it  n. 10 / 2011 e nella rivista “Pomezia -Notizie” n. 11 / 2011

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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