“Profumo di Haiku”

PROFUMO DI HAIKU

Mara temeva di mostrarsi curiosa e indiscreta se avesse domandato alla nuova vicina di casa perché la sua bambina non rispondesse mai né al suo saluto né alle sue poche domande sul coniglietto di peluche rosa che stringeva sempre tra le braccia.

Vedeva la bambina nel giardinetto confinante con il suo: avrà avuto circa otto anni, non di più; era snella, aveva un caschetto di capelli bruni trattenuti da un cerchietto colorato, era molto graziosa ma non sorrideva mai. Soprattutto non parlava mai, nemmeno al suo coniglietto, come invece fanno spesso i bambini solitari. Aveva un’aria assente, come se vivesse in un mondo tutto suo senza alcuna breccia attraverso cui comunicare con il mondo esterno. Le vennero in mente le “monadi senza finestre” del filosofo Leibniz.

Un giorno però la madre, accarezzando la bambina sui capelli, disse a Mara che stava annaffiando le rose proprio accanto alla rete divisoria tra i due giardini: «Sa, la mia bimba è autistica. Per questo vive chiusa nel suo mondo come se gli altri non esistessero. Si chiama Lucia».

Mara allora ebbe la certezza di ciò che prima aveva sospettato; respingendo però una diagnosi così tragica, si era rifugiata nella supposizione che Lucia fosse molto introversa e timida, tanto da non guardarla nemmeno quando le rivolgeva la parola: i suoi occhi erano abbassati oppure assenti. Ora invece sapeva la verità e ogni atteggiamento di Lucia le sembrava rispondente a ciò che aveva letto sull’autismo in una rivista scientifica.

Non si arrese, però, ma volle tentare una via per penetrare a poco a poco in quel mondo silenzioso che la bimba si era costruito interiormente, contrapponendolo alla realtà con cui aveva interrotto o perso ogni contatto. Mara non credeva nei miracoli, se non compiuti da Gesù o dai Santi, però sentì un profondo bisogno di fare qualcosa per quella bambina che sembrava normale in tutto, tranne che nella comunicazione con gli altri e con il mondo circostante.

Ebbe un’idea: attirare la sua attenzione con qualcosa di insolito, senza però darle l’impressione di farlo proprio per lei. Bisognava infatti che Lucia uscisse spontaneamente dal suo mondo “altro”, che cioè la decisione fosse sua, non di coloro che vivevano fuori del suo spazio immaginario ma sicuro.

Poiché era primavera avanzata e si poteva stare a lungo in giardino, Mara avvicinò il piccolo tavolo e una sedia alla siepe di rose, ponendosi proprio nel punto in cui i rami lasciavano un piccolo varco attraverso il quale era possibile vedere ciò che accadeva nell’altro giardino.

Lucia stava passeggiando fra le aiuole di azalee con l’inseparabile coniglietto tra le braccia. Mara, seduta al tavolo con un quaderno aperto davanti e una penna in mano, finse di meditare a lungo; poi, contando le sillabe sulle dita (che i poeti giapponesi la perdonino!), scrisse sulla prima pagina un “haiku” secondo la struttura metrica tradizionale: tre versi di 5 – 7 – 5 sillabe. E poi riprovò a contare sulle dita in modo molto appariscente, sentendosi in cuor suo simile a uno scolaretto che si cimenta nei suoi primi “conticini”. Subito dopo un altro “haiku” e un altro ancora, sempre con quel buffo movimento delle dita che si alzavano di scatto dal pugno chiuso.

Quel giorno Lucia, pur avendola guardata attraverso i rami di rose, non dimostrò nessun interesse, almeno in apparenza; tuttavia Mara non se ne preoccupò poiché sapeva che il suo tentativo sarebbe stato lungo e incerto, sorretto solo da una grande pazienza. Per qualche tempo continuò a quel modo, non componendo certamente dei capolavori, ma scrivendo sul quaderno tante brevi poesie di tre versi: 5 – 7 – 5 sillabe contate sulle dita.

Un giorno finalmente avvenne ciò che sperava: il visetto di Lucia, incorniciato dalle rose, aveva un’espressione vivace e interessata che mutava completamente la consueta immobilità dei suoi tratti. All’improvviso una vocina gentile chiese: «Che cosa fai?». Mara dissimulò la sua gioia per non insospettire Lucia e le rispose con molta calma: «Scrivo poesie». La bambina non le chiese che cosa fossero le poesie: forse lo sapeva già, oppure per quel giorno la sua curiosità era stata soddisfatta.

Il giorno dopo, però, appena vide Mara intenta a contare sulle dita, Lucia domandò con un certo interesse: «Perché conti sulle dita? Che cosa conti?». Mara, fingendo una calma che in realtà non era propria del suo carattere, le rispose: «Conto le sillabe dei versi. Sai, gli “haiku” sono poesie giapponesi di tre versi: il primo di cinque sillabe, il secondo di sette, il terzo ancora di cinque. Non si deve sbagliare, altrimenti il ritmo va perduto».

Lucia non fece altre domande e sembrò soddisfatta delle risposte ricevute. Mara e la madre della piccola non avevano mai parlato della sua istruzione, se cioè andasse a scuola o avesse un insegnante privato. Ebbe, però, l’impressione che la bimba avesse già imparato molte cose, poiché il suo silenzio di fronte alle parole “poesie”, “versi” e “sillabe” non era simile a quello di chi tace perché non ha capito nulla e non osa palesarlo.

Poi, all’improvviso, la domanda: «Mi insegni a scrivere un “haiku”?». Mara l’avrebbe abbracciata se non ci fossero state tra di loro la rete e le piante di rose. La invitò allora nel suo giardino e Lucia venne quasi subito, accompagnata dalla mamma che, dopo averle dato un bacio sulla fronte, glie la lasciò con uno sguardo riconoscente e fiducioso. Accanto al tavolo Mara pose subito un’altra sedia. Si sedettero entrambe, l’una di fronte all’altra, attorno al tavolino su cui stava il solito quaderno già aperto. Lucia, dopo averlo sfogliato un po’ in avanti e un po’ indietro, scelse una pagina bianca e puntò la penna, pronta a scrivere. Mara le spiegò che gli “haiku” devono esprimere un pensiero, un sentimento, anche un’immagine in soli tre versi: la loro caratteristica infatti è la rapidità simile a quella di un lampo durante un temporale. Recitò a memoria uno dei suoi come esempio.

Lucia aveva capito! Mara infatti vide il suo visetto pensieroso; poi, improvvisamente, vide la mano sinistra stringersi a pugno e, lentamente, prima il pollice, poi l’indice, poi il medio e successivamente le altre due dita rizzarsi e restare immobili mentre Lucia scriveva il primo verso con una tonda e incerta grafia infantile. Poco dopo vide di nuovo la mano stringersi a pugno e le dita rizzarsi ad una ad una, poi richiudersi a pugno e rizzarsi solo il pollice e l’indice: Lucia scrisse allora il secondo verso di sette sillabe sotto il primo di cinque; infine contò di nuovo (stavolta le bastarono cinque dita) e scrisse il terzo verso. Posò la penna sul tavolo e guardò Mara sorridendo.

Aveva un sorriso bellissimo che le illuminava tutto il viso. Finalmente esclamò con un tono di voce diverso, gioioso: «Ho scritto un “haiku” anch’io!».

«Me lo vuoi leggere?» le chiese timidamente Mara.

«Un bel giardino

Il profumo di rose

È primavera»

La breccia si era aperta e Lucia non era più una “monade senza finestre”.

*

Pubblicato in Dedalus n. 1, Puntoacapo, Novi Ligure 2011

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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