Tito Cauchi. Recensione a “Itinerario verso il 27 agosto 1950”

Giorgina Busca Gernetti, ITINERARIO VERSO IL 27 AGOSTO 1950,

 Cesare Pavese nel centenario della nascita,

Youcanprint, Tricase (Lecce) 2012, Pagg. 40, € 10,00

Giorgina Busca Gernetti scrittrice e poetessa, nativa di Piacenza, di formazione umanistica, docente di lettere, è vincitrice di premi, inclusa in alcune storie della letteratura e in alcune opere di critica letteraria. Nella nota introduttiva, fa presente che questa sua fatica, Itinerario verso il 27 agosto 1950, è la riproposizione, tal quale, della parte inserita nel XXXIX vol. degli Annali del Centro “Pannunzio” di Torino, 2008/2009, di cui la Nostra è stata socia.
Un unico lungo discorso su Cesare Pavese nel centenario della nascita, come indica il sottotitolo, che tocca un ventaglio di temi sullo scrittore e poeta torinese. La Nostra si sofferma su alcune tappe della vita dello scrittore, considerandone opere, citandone brani di lettere; tutto volto alla stazione di arrivo dell’Itinerario terreno conclusosi il 27 agosto 1950, questo anche per spiegare il sottotitolo: Cesare Pavese era nato il 19 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo (Torino). Ritengo che avrebbe giovato una struttura del libro con paragrafi tematici, a beneficio dei lettori, distratti o poco informati. Ciò, anche perché se aggiungiamo le note a piè pagina, dal ritmo narrativo, ci rendiamo conto che l’opera non si limita a una prolusione commemorativa nel centenario; ma risulta essere vero e proprio studio, che in sé contiene gli elementi organici complessivi riguardanti la sfera personale e pubblica, da cui scaturisce il profilo umano, intimo che si conclude con uno psicodramma. In considerazione della notorietà dello stesso Scrittore, nel panorama letterario italiano, credo che giovi soffermarsi da parte del sottoscritto. In chiusura del libro l’ampia biografia, torna utile per ulteriori approfondimenti.
Tutta l’argomentazione dell’Itinerario poggia sul pensiero della morte, più esattamente del suicidio ossessionante, quale leit-motiv delle sue opere, ma anche della sua condotta. Fin dalla prima pagina si accenna alla tentazione del vizio assurdo, come egli stesso definiva il suicidio, nella sua solitudine, nella poesia Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, citata estesamente in quarta di copertina; poesia che mi pare costituisca il testamento di Pavese, che definirei una autoanalisi condotta con crudo realismo e con bellezza di immagine. La Busca Gernetti sulla solitudine scrive: “disperato bisogno d’affetto mai soddisfatto, amaro senso di vuoto, angoscia esistenziale, senso di fallimento, di inadeguatezza alla vita. Ricordiamo il periodo storico attraversato dallo Scrittore, dalla Grande Guerra (bambino) e dal Secondo Conflitto Mondiale (nella prima maturità).
Nel caso specifico Giorgina Busca Gernetti rileva gli insuccessi iniziali, sia come uomo che non riusciva ad avere una relazione sentimentale – amorosa con una donna fin dall’età liceale, sia come scrittore; fin quando raggiunge la notorietà anche come traduttore di autori prima americani e poi di altre nazionalità. Le delusioni d’amore hanno avuto un peso determinante su una mente che aveva visto molti suicidi di amici; in un periodo in cui tale pratica dilagava (mi rammentano I dolori del Giovane Werther, di Goethe, e le Ultime Lettere di Jacopo Ortis, di Ugo Foscolo, sulla scia di Jean Jacques Rousseau). D’altronde pare vero che la poesia reale nasca proprio da stati d’animo dolorosi, qui è d’obbligo il richiamo al poeta del dolore, per antonomasia, Giacomo Leopardi.
La Nostra osserva la presenza di alcune figure femminili nella vita di Pavese, traslate nelle opere, come nei titoli di raccolte di poesie, strettamente legati ad esperienze biografiche; così, per fare un esempio, i Dialoghi con Leucò, sono ispirati da una certa Bianca il cui nome è la grecizzazione di Leucotea, la Nereide protettrice dei naviganti, ossia la ‘dea bianca’. Così quella che lui chiamava “la donna dalla voce rauca” ispiratrice di belle poesie (Incontro, Piaceri notturni, Un ricordo, Paternità Tradimento, La voce). Si era adombrata una possibile sua impotenza; ciò viene respinto per via di confidenze che lo Scrittore aveva fatto sulle pratiche in ‘case chiuse’.
Negli anni Trenta viene arrestato per le sue frequentazioni con militanti comunisti e mandato al confino, durato circa un anno; non aveva realmente una posizione politica netta di antifascismo. Al suo rientro la grande delusione d’amore lo fa sprofondare in un pessimismo nero, perciò trasferisce nei suoi racconti e nelle poesie il suo odio che diventa misoginia: “Pavese, dunque, si vendicava dell’offesa ricevuta da parte della ‘donna dalla voce rauca’ sui suoi protagonisti femminili, facendo subire loro ciò che egli aveva subito.” (pag. 24). Ne sono vari esempi: raccolta di poesie come Lavorare stanca. Racconti, come Suicidi (Carlotta moglie tradita che scopre altro amore che in realtà è solo uno sfogo sessuale da parte dell’uomo incontrato; così che ella si dà la morte), la Nostra fa notare che, sebbene si tratti di un suicidio, della donna, il titolo è scritto al plurale per amplificarne il senso; a seguire Viaggio di nozze, Terra d’esilio, La draga (protagoniste: una, violentata; l’altra, annegata nel Po). Romanzi, come Il carcere (protagonista Elena): La casa in collina (Elvira); Paesi tuoi (Gisella, vittima della bestialità maschile). Infine il capolavoro La luna e i falò (Irene, Silvia, Santina, tre sorelle fragili e indifese vittime delle circostanze), di cui Giorgina Busca Gernetti, ci fa notare significativamente l’epigrafe posta ad apertura del libro, tratta da “Re Lear” di Shakespeare, come dire “una volta raggiunta l’età adulta, si deve essere pronti alla morte, in cui s’esaurisce come il fuoco di un falò” (pag. 27).
Giorgina Busca Gernetti nella nota n. 48 riferisce di Dominique Fernandez, che nel suo studio su Pavese ricostruisce la psicobiografia, formulando l’ipotesi della presenza del complesso di Edipo che può essere sorto dopo la prematura morte del padre, quando Cesare aveva sei anni. Pesano il desiderio non realizzato di contrarre matrimonio e di diventare padre. Nelle annotazioni Pavese scriveva a proposito del suicidio: “Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Non scriverò più.” (18 agosto 1950); e pochi giorni dopo, una donna, con la quale aveva avuto una breve relazione, aveva respinto l’invito ad uscire con lui, definendolo ‘musone’; questo superò il colmo: l’indomani pone fine al suo itinerario terreno (27 agosto 1950).
A parere del sottoscritto, la perdita del padre in tenera età, avrà reso Cesare Pavese, senza guida-eroe di riferimento, senza l’albero cui arrampicarsi; e la sola figura materna, forse, avrà potuto assorbire tutte le sue energie sentimentali, non necessariamente edipiche, anzi di adorazione. Il matrimonio desiderato e la paternità mancata, avrebbero potuto sanare il vuoto dell’infanzia. Da questo quadro si può comprendere come sia stato possibile una forma di debolezza di carattere, di incertezza totalizzante, così come l’adombrata impotenza sessuale, che non vuol dire necessariamente incapacità di copulazione; né, al contrario, la frequentazione delle ‘case chiuse’ non vuol dire, necessariamente, capacità amatorie mascoline. Ci si può comportare da freddi (uomini e donne), quando non si trovi l’anima gemella, come si suol dire; e continuare a sognare il proprio ideale nelle proprie masturbazioni mentali. In quanto al suicidio, nutro dei dubbi su tutti quelli che si tolgono la vita per pene d’amore; il poeta Pavese aveva scritto “nessuna gioia supera la gioia di soffrire”, una affermazione che mi sembra più un masochismo, assurto ad assioma, che la tesi di un ragionamento (sempre che la ragione possa produrre questa soluzione). Il seme del suicidio poteva avere messo le gemme fin dai primi insuccessi della vita, fin dall’infanzia: un germe lungamente coltivato ed esploso, perché incontrollato.
Il dramma umano di Cesare Pavese non va né sottovalutato, né esaltato. Ritengo che nel teatro della vita ognuno interpreti la parte che le circostanze determinano, attore di primo piano o secondario, oppure semplice comparsa, si è eroi o vittime, magari a propria insaputa. Ma quando c’è consapevolezza di tutto questo, specialmente in un uomo di pensiero, diventa ancora più difficile compenetrarsi e darne una motivazione razionale. Ritengo che, con il dovuto rispetto, la critica letteraria possa varcare la soglia intima della morte, soprattutto quando si tratti di suicidio, senza sentenze, ma con la comprensione dovuta a un consimile, del quale mai si potrà sapere il fine ultimo del gesto. È un caso umano emblematico, il cui paradigma si potrebbe estendere, purtroppo, anche oggi a tanti nostri prossimi, che magari ci paiono strani, musoni.
Confesso che forse mi sono lasciato trasportare. In ultima riflessione l’Itinerario verso il 27 agosto 1950, di Giorgina Busca Gernetti, senza volere usare frasi iperboliche, penso che sia interessante, quanto meno, perché porta a conoscenza di uno degli scrittori e poeti di maggior rilievo del secolo scorso. Gli aspetti umani personali sia dello Scrittore, sia dei personaggi tracciati nelle sue opere, esprimono un tutt’uno, sono una trasposizione del proprio vissuto, che si percepisce con intensità, attraverso questo Itinerario. Percorrerne le tappe giova come stimolo alla riflessione.

Tito Cauchi
Recensione pubblicata in Pomezia Notizie, n. 3 /2013

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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