Silvano Demarchi. Recensione al libro “Asfodeli”, Torino 1998

asfodeli[1]

Silvano Demarchi. Recensione al libro ASFODELI, Genesi Editrice, Torino 1998 

Asfodeli, piante mediterranee dai fiori bianchi o gialli a campanula, considerati dai Greci nell’antichità come fiori dei morti per il loro colore pallido che richiama l’Ade e di cui erano cosparsi i Campi Elisi. Una scelta del titolo che già segnala una visione proiettata nell’Oltre. “Solo allora, nella morte, | la vita. | E noi, vivi per il nostro amore, | cammineremo nell’Ade, | tra i narcissi | e gli asfodeli in fiore.” Si accenna ad un amore non ricambiato ed ingannevole: “Le tue parole | cadevano dolci nell’aria, | dolci a udirsi | per chi le bramava | e temeva | che non fossero vere…” Sfondo di questi momenti il lago che “fremeva e s’increspava | sotto lievi e sonore | folate di vento”, testimone più avanti dell’abbandono e dell’assenza che non manca di suscitare dolorose memorie.

E allora s’insinua e si fa strada il pensiero della morte, come porto di pace anche se preceduto dal naufragio. Se questa è la tematica della prima sezione, nella seconda si cambia argomento, immaginando la vita mondana e fremente in un antico castello: “sfavillava di gemme | sulle vesti multicolori | delle dame al braccio dei mariti | in abito di gala”. In esso la poetessa si finge presente con il suo amato, ma anche qui in un’atmosfera irreale, immaginaria e di sogno qualcosa si rompe e torna incombente, ossessivo il pensiero della morte assieme ad un inspiegabile sgomento: “L’ anima trafitta | e attonita | non sente più nulla: | solo un dolore immane | che devasta | e tramortisce” ci richiama certi versi di Saffo. In una coraggiosa confessione di sé, la poetessa avanza questo dubbio: “O forse è il mio animo | inaridito | che più non sa cogliere | uno sguardo benevolo, | un segno fugace | d’affetto…”. Incapace di comunicare con i vivi, trova consolazione comunicando con i morti: “Solo con i morti | intreccio un dialogo | senza ipocrisia, | senza dolore”.

Accade a tutti o almeno a molti di comunicare meglio con i morti che con i vivi, non solo perché non ci contrastano, ma perché se sono i Grandi del passato sanno darci continuamente una lezione vitale di umanità. Tutte le sezioni dell’opera recano in epigrafe un pensiero o dei versi di Leopardi, il poeta e pensatore prediletto dell’Autrice con cui si sente in piena consonanza, tutte tranne una dedicata a Quasimodo riportando i noti versi “Ognuno sta solo sul cuor della terra” che ribadiscono il profondo e onnipresente sentimento della solitudine. Nelle ultime sezioni pare che la greve atmosfera si alleggerisca e il rovello interiore si sciolga, abbandonandosi la poetessa alla gioiosa contemplazione della natura (proprio come avvenne nel Leopardi) ritraendola in ridenti scorci di paesaggio o in questa ferma e suggestiva descrizione del tramonto sul Po: “L’acqua grigia | scivola lentamente tra le sponde. | Le rondini si specchiano | nell’acqua lenta | e fuggono | verso i pioppi sugli argini”.

Un diario dell’anima questa silloge che ferma momenti tristi ed anche lieti, dove la lezione di classicità è evidente nella fermezza, essenzialità e chiarezza del dettato e un diario che può essere guardato anche sotto il profilo della psicologia del profondo per l’acutezza dell’analisi della propria ricca e contrastata vita interiore. Il grande merito è che la poetessa per l’assidua frequentazione dei classici (è stata per anni docente di latino e italiano nei licei) ha saputo evitare qualsiasi sfogo del sentimento per tradurlo in una catarsi che si è espressa in grande e convincente compostezza espressiva.

*

Recensione pubblicata in Vernice, n. 13/1999

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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2 risposte a Silvano Demarchi. Recensione al libro “Asfodeli”, Torino 1998

  1. Gentile Mara,
    ti ringrazio molto per l’onore che mi fai nominando il mio blog “La grotta delle viole”.
    Come avevo già scritto, tu meriti ampiamente il premio per la bellezza e profondità etico-culturale dei tuoi articoli.
    Un caro saluto
    Giorgina

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  2. Mara Carlesi ha detto:

    Se passi sul mio blog troverai un piccolo pensiero per te!

    Mara.

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