“La luna e la memoria”, Genesi, Torino 2000. Prefazione di Elio Andriuoli

 

La luna e la memoria, 2000

La luna e la memoria, 2000

Frutto di un’assidua autoanalisi, che porta l’autrice a discendere nel fondo più segreto dell’io, per coglierne i moti riposti, fatti di tormenti e di attese, di delusioni e di infime gioie, di immersioni nel presente e di improvvise fughe nel passato, il libro di Giorgina Busca Gernetti, La luna e la memoria, si suddivide in varie sezioni: Contraddizione, Mia terra, Mediterranea, Celtica, Frammenti di vita, Interludio, Nel buio, tutte però riconducibili ad un tema fondamentale, che è quello della ricerca assidua e tormentosa di una spiegazione che, illuminandone i lati oscuri, sveli il perché di un destino.

In tale contesto, ciascuna sezione raccoglie poesie piuttosto omogenee per argomento e per ispirazione. Così, nella prima la Busca rivela essenzialmente dei sentimenti di desolazione e di angoscia, che sono l’espressione della sua crisi esistenziale, già affrontata nella precedente raccolta Asfodeli, a cui questo libro in qualche modo si ricollega: “Affetti interrotti | straziano | l’anima nuda” (La luna e la memoria); “Attrazione del baratro, | del Nulla” (Contraddizione); “Oggi la tristezza è greve, | oscura, tetra” (La penna nuova); “Nel presente, nel vero | nulla mi chiama, | nulla m’avvince” (Ombre dei sogni), “È difficile sfuggire all’angoscia” (Angoscia), ecc.

Non è facile per lei trovare conforto, dal momento che anche con chi le vive accanto il dialogo pare essersi interrotto (“Ora la parola più vera | fra noi | è il silenzio” – Il silenzio); che trascorsa è l’età felice (“Non è più tempo di giostre” – Simulacri d’infanzia) e che persino Dio è lontano ed inaccessibile (“Ti chiamo, mio Signore. | Ascolto. | … | Solo buio | e silenzio” – Dove sei?).

Soltanto la natura sembra offrirle qualche appiglio che valga ad acquietare il suo animo: “Solo nella Natura | fremente al suo risveglio | disperdo il mio infimo essere” (Risveglio).

Ed è proprio un forte sentimento della natura e delle sue origini emiliane che ispira la Busca nella seconda sezione del libro, Mia terra: “Vorrei poter rispondere | al richiamo | delle mie chiese, | delle mie stradine | oscure | nell’ora tarda” (Mia terra); “Oggi, in questa luce | di gemma, | anche la vita grigia | appare celeste” (Celeste); “Gridio festoso | di rondini | nel cielo di zaffiro” (Rondini); “I gelsi | in lunghi filari | bordano i campi, | traccia sottile d’ombra | sulla terra feconda | nera | di zolle tumide” (Meriggio), ecc.

Ugualmente ispirata da un forte sentimento della natura è la sezione Mediterranea, dove però il paesaggio diventa marino: “Afrore salmastro | di reti” (Echi di spume …); “La bonaccia | oggi accarezza | il mare” (Gabbiani); “Acqua marina | nella limpida cala, | … | Rubino fiammeggiante | il sole | nel lento tramonto” (Gemme).

Frequenti sono qui le immagini felici che accendono la fantasia dell’autrice: “Scabra roccia | ferita | dal vento” (Fiori di cappero); “Tortile conchiglia | sulla sabbia” (Conchiglia); “labili dune | scolpite dal vento” (Il giglio del deserto).

Più allusiva e toccata da una sottile pena che tutta la permea si fa invece la poesia della Busca nella quarta sezione, Celtica. Qui infatti troviamo liriche quali Assenzio (“Rugiada-umore infetto | a lacrime stilla | da rami scheletriti”); Vento nella palude (“Rabbrividisce il canneto | frustato dal gelido vento”); Lèmuri (“Un gelido raggio | di luna invernale | trafigge | la volta grigia di nembi”), ecc. Ma troviamo anche alcune scene molto efficaci, come quella del vecchio che “interroga le rune” e “scruta febbrile la sorte | che tragica incombe” (Rune); o quella dell’acqua dal “sommesso mormorio”, “grigia di fango | e di nubi specchiate” (Lungo il fiume). Così come troviamo il fiorire di simboli e di profondi pensieri: “Nella nebbia | vicina è la soglia: | oltre, il mistero – il vero? – | che è nefasto indagare” (Nebbia).

Nella quinta sezione, Frammenti di vita, la Busca tocca accenti di più oscura sofferenza nel cantare non solo il dolore che prova o che ha provato (“Passi incerti, | malfermi, | lungo il sentiero scabro. | Il pensiero vacilla | tra pietre aguzze, | taglienti: | dolori di sempre | nel cammino dell’arida vita” – Lungo il sentiero scabro), ma anche nel cantare il dolore dei propri simili, affiorante in tutta una serie di figure, tra le quali vi sono: la donna del Nord che “stringe tra le braccia intirizzite | un fagotto piangente”; Ljuba, la bambina seviziata e sfruttata dai turpi “aguzzini | violenti, | avidi delle sporche monete”; Iqbal, il “piccolo tessitore pakistano | schiavo | tra piccoli schiavi”, e così via.

Particolarmente toccante è in questa sezione la lirica intitolata La mano, nella quale la nostra poetessa rivolge il suo pensiero al padre, da lei mai conosciuto perché morto in guerra prima che nascesse: “Mio padre aveva trent’anni. || Mio padre | non poté mai accarezzarmi”.

Chiudono il libro le sezioni Interludio e Nel buio, nelle quali ritroviamo gli accenti di desolazione e di angoscia propri della prima sezione, Contraddizione. Interludio contiene una sola poesia, Illusione, che racchiude un momento di cupo ripiegamento interiore, culminante in questi versi: “Non esiste più | nemmeno un senso qualsiasi | del mio esistere”. Nel buio si apre con una poesia, Radici, nella quale la Busca pone un parallelo tra sé e le “rosee radici” che “vivono nel buio”, ma alimentano la pianta che “vede la luce”, mentre ella non dà alcun frutto. Prosegue poi con liriche quali Il muro (che è quello del “silenzio” e della “solitudine”); Nel buio (in cui affiora il “rimorso” per l’amore non donato a chi più l’amava); Reliquie (che sono quelle del passato); Notte senza stelle (lamento per ciò di cui è priva), ecc.

L’ultima poesia della raccolta, Senza titolo, contiene un solo verso: “Linea piatta”, dove è evocato un transito, attraverso l’immagine di un encefalogramma che non concede speranze.

Un libro, La luna e la memoria, costruito con un linguaggio fluido e sciolto e con una continua e puntigliosa ricerca di essenzialità espressiva, che rivelano nell’autrice una conoscenza non superficiale della nostra migliore poesia contemporanea.

Prefazione di Elio Andriuoli

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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