“Asfodeli”. Genesi, Torino 1998. Prefazione di Sandro Gros-Pietro

Asfodeli, 1998

Asfodeli, 1998

Il titolo del libro di Giorgina Busca assume un significato simbolico in grado di rappresentare compiutamente tutte le poesie contenute nella raccolta, come bene viene disvelato già fin dall’inizio, cioè dalla prima poesia eponima, Asfodeli: Ci incammineremo / insieme /  tenendoci per mano / verso i Campi Elisi. Si tratta di una studiata e solenne, ma, nel contempo, conviviale formula di introibo alla cerimonia liturgica che si principia con l’avvento del poeta, il quale si manifesta al lettore per evocargli la meta destinale dei Campi Elisi. Tenendolo per mano, il poeta accompagna il Lettore – che può anche essere 1’alterego ovvero l’Anima Amata o più barbaricamente una rifrazione della realtà, cioè un  senhal: oggi, forse, si direbbe una realtà virtuale. E lo accompagna alla prova destinale, assoluta e inappellabile, al gesto di ritrovamento del supremo amore, cioè lo conduce verso i campi di asfodeli, che, nella simbologia antica, erano i campi degli alimenti, destinati ossia ad alimentare le anime dei morti e riservati in unica prerogativa agli uomini giusti, il cui peso metafisico, sgravato in negativo dei peccati non compiuti, doveva rivelarsi leggerissimo, [ … ] nudo, / innocente, / puro come l’acqua / d’una sorgente.

Dunque, ci troviamo di fronte ad una poesia che usa la compostezza ieratica e la scarna essenzialità edonistica che è teorizzata dalla classicità: nulla è concesso sul versante dell’emotività visionaria od impressionistica come nulla viene concesso sul versante della creatività fantastica e dell’invenzione barocca. Al contrario, il discorso viene sempre ricondotto a un distillato di essenzialità, che vuole funzionare come ricerca di ciò che è destinato a rimanere e, quindi, come ricognizione intorno ai luoghi e ai modi di essere dell’eternità. Il retroterra di una tale ipotesi di poetica altro non poteva essere che il Mito: l’evento esemplare, elevato ad idea categorica e astratta, in corrispondenza o in partecipazione di una eccezionale valenza della fantasia o della religione. Il mito è sempre bifronte: ha un’anima fantastica e ha un’anima religiosa, indissolubilmente legate insieme in una comune e amalgamata proiezione verso il metafisico. Talvolta, trionfa il fantastico, come è nella mitologia classica. Talvolta, trionfa il religioso, come è nella ripresa in età successive della mitologia classica. Ciò detto, chiariamo subito che a Giorgina Busca interessa sviluppare un’ipotesi classica del mito: una visione laica, quasi areligiosa se non atea, del divinum.  La ricognizione, allora, diviene per un lato un discorso di psicologia antropologica e per 1’altro un viaggio nella memoria letteraria costruita dall’uomo sulla ricerca dell’al di là. E sono proprio questi due, in fondo, i fuochi che sottendono il discorso ellittico della Busca sugli asfodeli, cioè sul nutrimento della nostra anima, tanto per usare compiutamente le metafore del poeta: il primo fuoco è la memoria letteraria; il secondo fuoco è la psicologia umana. E la ricognizione è mirabilmente circolare: il poeta diviene un viator che compie il suo iter perfetto, in quanto il viaggio si rivela un’orbita perfettibile e, quindi, eterna, ossia indefinitamente ripetibile e sospesa nel tempo, in una dimensione poetica di rifratta e sublimata metafisicità. Al termine del libro, ci ritroveremo allo stesso punto propiziatico dell’inizio, in una sorta di estasi deliquiale in cui si realizza il dolce naufragio leopardiano. Nel testo, il dolce naufragio  funziona come agnizione di un luogo topico della memoria letteraria, ben individuato nell’esercizio stilistico di almeno quattro generazioni di poeti, ma con radici e con ascendenti che risalgono alla classicità e, appunto, che si rifanno ai Campi Elisi, i quali fanno da correlativo oggettivo dei campi di asfodeli o dei campi di canne o delle altre forme morfologiche del mito. Ma, sempre nel testo, il ‘dolce naufragio’ assume anche la valenza dell’evocazione di una lirica rimembranza; cioè, è la vibrazione ed è lo specchio di un io-poeta che si confessa e che si consegna all’analisi psicologica, e che fa della sua vicenda umana un simbolo e un fatto reificato d’arte, cioè che consustanzia il suo sangue di uomo con l’inchiostro dell’artista. Dunque, nel ‘dolce naufragio’ si perfeziona il viaggio; e anche in ciò si rinnova indefinitamente un’orbita perfetta ed esemplare di vita, che sempre si rinnova nelle forme codificate, una volta per tutte, dall’artista nella sua liturgia celebrativa e nei suoi cerimoniali di propiziazione.

Tutto ciò demanda ad una visione e ad una rappresentazione in chiave mitologica dello svelamento del vero poetico: azione che è demandata a compiersi al poeta. Se però approfondiamo l’analisi, vedremo che il poeta della Giorgina Busca è contagiato inguaribilmente di romanticismo, e, quindi, è un classico improprio; è un classico a metà strada, perché è leopardianamente devastato dal dolore di dovere vivere, anziché illuminato dalla gioia di essere: la sua non è una levità, ma una tragedia dell’esistenza. Insomma, c’è tutto lo spessore moderno – e decadentista – di una robusta teoria del pessimismo, con i corollari esistenziali di disadattamento e di evanescenza dell’identità e dell’io narrante. Fino a sfiorare l’aspetto terragno dell’esistenza, senza per altro mai addentrarsi nell’indagine poetica di dispersione nel quotidiano, nella piccola realtà, nel minimale, alla ricerca dei brandelli di identità perduta del poeta.

Proprio in questa drammatica discrasia tra l’assunto classico e l’approdo contemporaneo si gioca la più valida carta di attualità e di valore della poesia di Giorgina Busca: nel suo incedere da un’evocazione di età dell’oro e nel suo conciliarsi con un’età del dollaro c’è la sua straordinaria capacità di reinvenzione e di adattamento delle misure del discorso poetico tradizionale alle necessità e alle forme del tempo attuale. Ma anche le lievi e dolcissime rappresentazioni della natura, in forme e misure trasognate e mitiche che rimandano a visioni botticelliane; anche i Canti delle stagioni, che assumono quasi timbri gioiosi e cristallini di eco vivaldiana; anche le devote ricostruzioni mentali di appartenenza ad un’anima antica e, anzi, antichissima di memoria dell’umanità; anche l’ingentilita eco di rammemorazione con la quale è chiamata a testimonianza una figura umana amica, un compagno, un affetto velato, un’esistenza troppo cara per essere messa a nudo nel racconto e nella prosa: tutto ciò fornisce la chiara dimensione di confine e di territorialità di una poesia in cui, oltre al mito classico, hanno diritto acquisito di cittadinanza i tremori, i dubbi, le inalienabili incertezze e le speranze che formano il meraviglioso bagaglio dell’uomo moderno e dei Suoi approdi reali o semplicemente aspirati di coesistenza con la natura e di ricerca del bene dell’umanità.

Il libro di Giorgina Busca, Asfodeli,  si prefigge di sviluppare in versi un’ipotesi di compromesso dignitoso tra l’astrattezza e la realtà e di fornire un formulario di alto stile sui casi e sulle occasioni di meditazione che la vita può e deve offrire ad ogni essere umano al fine di essere spesa in modo consapevolmente direzionato verso un fine che possa appagarci di tutti i dolori, i sacrifici di noi stessi, la grande carica di solitudine e di rinuncia che siamo chiamati a pagare per vivere; ma, alla fina, la presunta  neutralità descrittiva ed evocante del poeta sembra risolversi in una partigianeria sottile e, proprio per ciò, più delicata e riflessiva, verso lo spettacolo di ineffabile bellezza e di inenarrabile assurdità della vita, il cui mistero resta velato anche nelle parole del  poeta.

Sandro Gros-Pietro

 

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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