“Ombra della sera”, Genesi, Torino 2002. Prefazione di Antonino Gagliardi

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Per quanto la poesia ci abbia abituati da sempre a cogliere dentro la parola la tensione che spinge oltre il presente, in un’apertura esistenziale sempre attenta alle ombre che segnano il cammino dell’uomo, ogni ulteriore esperienza permette di comprendere come ogni singola presenza verifichi e legittimi il bisogno di trascendenza oltre l’attualità del presente. Così, sulla deriva della parola, è possibile riprendere i traghettamenti della mente che conducono oltre la propria ombra e fare intravedere spazi non ancora consumati dall’usura delle scritture. Il velo che la parola costituisce al limite del tempo esistenziale ha sempre con sé trasparenze che rimandano oltre le frontiere e fanno intuire nella visione interiore oltre la finitezza dell’individuo. Si può chiamare utopia e insieme far intendere un al di là del finito temporale e del limite spaziale per ogni altro luogo dove è possibile approdare e condurre con sé ciò che rimane della propria imperfezione esistenziale. Una soglia, forse, o una porta segnata sul limite della finitezza personale per indicare il senso di un cammino incompiuto ma che richiede un atto personale per seguire il corso dove ogni fine trova l’armonia con la fine. L’imperfezione dell’uomo è l’origine di ogni coscienza e la forza stessa che spinge alla ricerca della parola in grado di oltrepassare la percezione apocalittica di sé. L’imperfezione è ombra. L’ombra è l’archetipo più originario dell’esistenza perché ne incorpora la temporalità e la finitezza, soggetta a una fonte di luce che diventa invisibile dinanzi all’ergersi dei corpi materiali. Il dialogo con la propria finitezza è capacità maieutica per far emergere dal profondo ciò che di celato, orrido e caro, è stato vissuto. Così è possibile dialogare, attraverso l’immaginario più originario, con l’esistenza concreta e l’uomo trova negli universali, tra natura e storia, la chiave per la comprensione di sé. Questa esperienza diventa parola e comunione di vissuto. La comprensione di sé porta oltre l’ombra quando la luce interiore riesce a trovare il difficile equilibrio della sera, tra l’eccesso di luce diurna e la certezza della notte. Oltre l’ombra in un viaggio senza naufragio ma che il senso della fine indirizza prima di tutto in un approdo tutto interiore. La comprensione di sé esclude ogni apocalisse. L’ombra non diventa buio anche se gli occhi vedono soltanto la notte. La coscienza della “fragilità” è apertura a se stessi. Dentro questa apertura l’io può anche errare nel tempo dell’uomo e ritrovarsi dentro un’immagine già scolpita come dentro le forme dell’esistenza altrui. La donna etrusca ritorna nella sua presenza silenziosa per donarsi nuovamente in un’altra esistenza ripetendo i gesti più intimi ormai scolpiti nel tempo. In questa prospettiva, nella quale la temporalità si dilata, ogni cosa diventa parola e si presenta densa di significati. L’attenzione al mondo esterno fa scoprire il vocabolario dell’essere, disseminato in ogni fiore o pietra o onda per poter valicare il guado del presente e l’esilio del qui e ora. Anche il dialogo con gli altri poeti fa parte di questo cammino quando la loro parola diventa il dono che permette di navigare oltre i ricatti dell’ombra. Chi ha sconfitto il silenzio mortale può ritornare a parlare nel silenzio altrui. La voce superstite, in tutta la sua molteplice valenza, tiene assieme scritture ed esperienze offrendo all’esistenza la sua fragile confidenza per far ritornare nel presente ciò che si è perduto. Poi il sapore della terra, gli odori e i suoni, sono tutte possibilità della tensione del corpo e della mente di trovare la propria memoria esistenziale dentro i luoghi vissuti. Un’altra vita, tra desiderio e certezza, in un’altra dimensione, in sintonia con una natura in grado di ripetere il ciclo dell’essere. Questa poesia di Giorgina Busca Gernetti attraversa con la forza della ragione utopica tutti i miti della rigenerazione dell’uomo e del suo bisogno di trascendenza, oltre la maschera della sua materialità fragile. La leggerezza del volo permette alle parole di liberarsi dalle cristallizzazioni usurate dalla tradizione poetica per risperimentare nella soggettività il bisogno di quella comunione con ogni essere oltre la fissità della propria natura. Così anche il dialogo con se stessi permette di rivivere senza i ricatti della umana finitezza ciò che è stato conservato per il tempo della povertà. Questo io che si forma sulla soglia del tempo è in grado di cogliere tutto il vissuto e nello stesso tempo può recitare la visione di ciò che è posto oltre e si è sottratto alla fissità e all’egoismo di un’identità chiusa. Ascoltare e ascoltarsi. Qui, in questa apertura, la poesia impara sempre a parlare oltre ogni legge della scrittura, oltre ogni tecnica della parola e del discorso. Si impara sempre a parlare ascoltando. Tanto più il poeta. Si ascolta e si fa esperienza in ciò che sta da sempre più vicino all’uomo, la parola e la sua promessa di un viaggio eterno oltre ogni muro del tempo e oltre ogni finitezza del mondo e della terra. Questa promessa è la poesia e si dona e si consuma prima che la penna abbia smesso di tracciare i suoi segni neri e di ombra sulla pagina bianca, come segnale già di un dualismo incancellabile tra il corpo e l’ombra e il bisogno di luce di ogni viandante che si pone sul cammino del tempo sulla fragile barca della parola. Anche quando si scopre che il tempo è insanabile. Ogni poesia è la poesia degli altri e ogni parola può nascondere un naufragio. Ma se ogni parola fa lievitare altra parola in una vita continua nella quale è possibile sperimentare un’anima simile a una biblioteca nella quale tutti i libri e tutti i poeti si fondono per accogliere ogni altra esperienza, si può comprendere il pegno e il dono dell’esistenza dentro il tempo in un divenire di luce che dissolve le ombre o le fa divenire amiche. Si può fare storia anche facendo poesia se la radice del vissuto individuale trova il terreno della vita comunitaria specialmente quando la parola rinasce dalla stessa notte tragica che ha inghiottito le vite di tutti e sembrando cancellare ogni preannuncio di nuova luce. Sembrava ieri ma può avvenire anche domani.

E dopo fu silenzio lugubre,

nella luce dell’aurora

che tutta la collina sfiorava

con le sue dita di rosa.

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Antonino Gagliardi  Docente di Italianistica all’Università di Torino

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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