“L’Ombra delle Parole”. Commenti alle mie poesie pubblicate nel blog

12 risposte a “DUE POESIE di Giorgina Busca Gernetti “Eleusi candida e silente” “Capo Sounion” sul tema “Poesie su personaggi storici mitici o immaginari”

    1. Il tempo è il marcatore di queste due bellissime opere dove la visitatrice, l’autrice stessa, si lascia possedere dall’eco misterioso e mai spento di misteri ed eventi storici quasi leggendari che sono alla base dell’intera cultura occidentale. Lo stesso immedesimarsi nelle “vibrazioni” che può avere percepito Byron 200 anni fa di fronte a tanto silenzio, l’accompagnarsi a lui nella totale condivisione è una profonda intuizione. Uno scrivere profondo e impeccabile, ma non lo si scopre oggi.

        • Gentile Flavio,
          ti ringrazio per il perfetto commento alle mie poesie, scritto con chiara comprensione di ciò che intendevo esprimere su due temi: i Misteri Eleusini durante la mia visita al sito archeologico presso Atene e le suggestioni del tramonto a Capo Sounion, tra le colonne del Tempio di Posidone, che altri più grandi di me hanno subìto e cantato in versi mirabili (George Gordon Byron).
          Francesco De Sanctis affermava che si deve considerare ciò che il poeta ha realmente scritto, non ciò che intendeva scrivere, ciò che è sulla pagina e non ciò che era nella sua mente. Se hai così ben compreso il mio intento, allora ho raggiunto anche sulla pagina ciò che era nel mio pensiero.
          Io rivivo i miti, penetro in essi, li faccio miei in una sorta di unione mistica, come prova del mio profondo amore per la Classicità.
          Grazie ancora, Flavio.
          Giorgina

    1. Morte e rigenerazione dell’anima nel segno del rito di Eleusi, è questo il significato profondo della prima poesia di Giorgina Busca Gernetti, perché l’anima ha la sua origine immortale e il rito permette agli adepti del rito di attingere le profonde verità (la platonica “pianura della verità”) che allignano in quel luogo. Leggiamo cosa narra Plutarco a proposito del rito:

      “L’anima al momento della morte, prova la medesima impressione provata da coloro che sono iniziati ai Grandi Misteri. La parola e la cosa si somigliano: si dice ‘teleutàn’ (morire) e teléisthai (essere iniziato). Prima vi sono delle cose a caso, penosi ritorni, inquietanti cammini interminati attraverso le tenebre. Poi, prima del termine, il fragore è al colmo, il brivido, il tremito, il sudore freddo, lo spavento. Ma poi una meravigliosa luce si offre agli occhi, si passa in puri luoghi e in praterie, dove risuonano voci e danze. Parole sacre e divine apparizioni ispirano un religioso rispetto. Allora l’uomo, perfetto ed iniziato, divenuto libero e passeggiando senza costrizione, celebra i Misteri con una corona sul capo, vive con gli uomini puri e santi, vede sulla terra la folla di quelli che non sono iniziati e purificati schiacciarsi e pressarsi nella palude e nelle tenebre e, per timore della morte, attardarsi nei mali, per l’errore di credere nella felicità di laggiù”.
      (Plutarco, Colli, p.113)

      I sacerdoti che conducevano le iniziazioni erano diversi da quelli che operavano nel vicino tempio di Demetra Eleusina; essi erano chiamati ‘mistagoghi’, cioè coloro che guidano i misti ed appartenevano a due famiglie che svolgevano il compito da antica tradizione: gli Eumolpidi ed i Kerici. Colui che presiedeva al rito era lo ‘ierofante’ (letteralmente: colui che mostra, fa apparire le cose sacre) che poteva essere anche una donna: in una iscrizione che ci è pervenuta, infatti, si parla di una ‘madre santa che mostrava la teletè delle dee” con chiaro riferimento a Demetra e Kore (CIA, III, 737). Alla cerimonia partecipava anche un dedukòs, un portatore di fiaccola.
      Lo studioso Victor Magnien ha distinto, sulla base delle fonti, tre gradi iniziatici: quello dei Piccoli Misteri, quello dei Grandi Misteri e quello della Epopteia.

      La composizione di Giorgina Busca Gernetti è una poesia mitopoietica, trae dal mito e dal rito le immagini e gli esterni dove inquadrare la raffigurazione iconica. Il metro base è l’endecasillabo portato alla estrema decantazione tonica, come se nella poesia italiana tutto ciò che è avvenuto nel secondo Novecento non avesse importanza alcuna e possa essere messo da parte. E in effetti, in questo contesto tematico e stilistico, non è richiesto alcun ammodernamento dell’endecasillabo, tantomeno sono richiesti aggiornamenti linguistici estranei alla lessicalità dei testi.
      Complimenti a Giorgina Busca Gernetti

    1. Ho letto con emozione il dotto commento di Giorgio Linguaglossa, che ringrazio di cuore sia per lo spazio che mi ha offerto nel blog “L’Ombra delle Parole”, sia per i complimenti conclusivi.
      Era necessaria, o perlomeno utilissima, la citazione intera del passo di Plutarco sui Misteri Eleusini, la cui conoscenza, mentre componevo questi versi, ho considerata già acquisita dagli eventuali lettori. Una descrizione così analitica come quella di Plutarco facilita la comprensione dei versi a chi avesse dimenticato soprattutto il significato dei Misteri Eleusini per gli antichi Greci, oltre ai rituali e alla liturgia.
      Mi rende onore il lusinghiero commento del mio endecasillabo, rispettoso della tradizione classica senza concessioni alle varianti più recenti, e quello per il mio linguaggio anch’esso classico (neoclassico) che deve essere consono al tema, allo stile e al metro della composizione.
      Di nuovo grazie di cuore

      Giorgina Busca Gernetti

    1. Ivan Pozzoni

      Pur non “amando” la categoria del neo-classico in «poesia», trovo che i versi della Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti siano d’ottima fattura, e di dottissimo riferimento (straordinario il riferimento al brano di Plutarco, autore troppo dimenticato dalla modernità). Certamente, i suoi, migliori, in fattura e contenuti, di certi versi, apparsi recentemente, di autrici “blasonate” o di autori “importantissimi”, che non fanno comprendere niente di ciò che scrivono o che non hanno contenuto alcuno. Sfido, amichevolmente, la Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti, in un testo futuro, a sposare neo-classicismo formale e ironia (di cui – come ho scoperto piacevolmente- è dotatissima). Non se ne pentirà! Complimenti!

        • Gentilissimo Ivan,
          una piacevole sorpresa il tuo commento articolato nei punti focali dei miei versi, elogiativo e soprattutto sincero. Te ne ringrazio molto e accetto la sfida, ma con la necessaria distinzione tra la poesia di genere lirico, la mia, e quella di genere satirico, tipica del Parini nel poemetto “Il Giorno”.
          Chi vorrebbe “ammodernare” il linguaggio per i miei adorati miti inorridirà, ma che importa?
          Mi puoi chiamare per nome, senza il titolo professionale che ormai non serve più in questi dialoghi.
          Grazie infinite e buon lavoro, anzi, serena notte
          Giorgina BG

            • Ivan Pozzoni

              Cara Giorgina,
              Pensiamo ad un lirico non satirico, ironico, ad una sorta di Archiloco, che, essendo entrambi amanti della cultura classica, conosciamo benissimo. Ci sono moltissimi esempi, nella cultura di ogni tempo, di classici ironici, à la Folengo o Burchiello. A mia opinione, dovremmo tentare di sposare il costante richiamo alla classicità dell’antico con il riferimento derridaiano all’ironisme del tardo-moderno. Cultura, e ironia. E, sopratutto, versi che si comprendono, chiari, come i versi scritti da Giorgina: essi non occultano niente, non si nascondono dietro a costrutti incomprensibili e si orientano ai molti (non escludono = inclusivi). Serena notte anche a te, Giorgina

    1. Giuseppe Panetta

      Condivido i giudizi sulle due poesie di Giorgina Busca Gernetti. Davvero di ottima fattura. Nella prima si sente che Giorgina ha dato un morso a quel pane di segala che s’usava nei riti segreti eleusini. Si percepisce la “discesa”, la “ricerca” e “l’ascesa”.
      In Capo Sounion il canto tocca alte vette. Trasforma il “mormorio” in grida di vittoria.
      Apprezzo veramente.

        • Gentile Giuseppe
          ti ringrazio per l’apprezzamento dei miei testi che dimostri d’aver compreso non solo nella lettera ma anche e soprattutto nei miei intimi sentimenti verso quei luoghi che risuonano ancora delle amate voci lontane.
          In quel periodo vissuto in Grecia da sola due anni fa, dopo l’orribile rapina subìta, ho cercato di vivere alla greca anche nei cibi e ad Eleusi … chissà che cosa ho fatto! Forse andrò nei Campi Elisi…
          Giorgina

    1. Gentile Giorgina Busca Gernetti,
      provo, da frequentatore esterno e saltuario di questo blog e con nessuna intenzione di ferirla ma solo per avvertirla dell’esistenza di un punto di vista critico diverso da quelli finora qui espressi, a porle brevemente due sincere domande/obiezioni:

      1. perché nella sua presentazione (o autopresentazione) un elenco così minuzioso dei premi e dei consensi ottenuti da letterati più o meno autorevoli?

      2. non le pare che la sua meditazione sul mondo antico, eruditissima nei dettagli esteriori, lungi dal far rivivere nella poesia d’oggi il pathos di quelle divinità pagane e di quella umanità eroica (cosa impossibile e di cui aveva avuto piena consapevolezza già il nostro Leopardi) ce le ripresenti in una forma cadaverica e quasi da museo delle cere? e appiattisca lei – l’autrice, una che vive comunque ben piantata nel XXI secolo – a un ruolo non solo subordinato ma tutto fittizio e marginale, quasi da “turista” timida e un po’ sognatrice (“Sono schiere d’oranti che sussurrano/ preghiere e litanìe per le due dèe./ Mi unisco a loro in sogno nel sentiero/ tra le rovine della sacra Eléusi”)?

  1. Gentile Ennio Abate,
    la ringrazio per aver speso il suo tempo, immagino prezioso, nella lettura dei miei testi e nello stilare un giudizio più che legittimo.
    Che lei faccia parte del blog o che sia un frequentatore esterno non influisce in nessun modo sul suo punto di vista di fronte a un testo. Non c’è un’iscrizione ufficiale a questo blog, o almeno io non ne sono a conoscenza.
    Rispondo punto per punto alle sue cortesi critiche, per nulla offesa o ferita per la sua cortese disapprovazione: non si può piacere a tutti!
    1) ho scritto un “curriculum” così analitico, premi compresi, per rintuzzare un profilo ironico, denigratorio e offensivo che mi era stato fatto mesi fa (mi spiace doverlo ricordare, ma ora sono costretta) da un “blogger” per un suo equivoco iniziale, seguito poi da un chiarimento privato e da scuse sincere.
    Restava però di me, nel ricordo di chi l’aveva letto, quell’immagine. Ora mi sono tolta quella veste meschina e mi sono rimessa la mia. Di solito i miei “curricula” sono molto più sintetici e spesso non accenno nemmeno ai premi. D’ora in poi non parlerò più di quell’episodio sgradevole ma passato.
    2) “ce le ripresenti in una forma cadaverica e quasi da museo delle cere”. Odio i musei delle cere perché mi danno l’impressione di cadaveri, molto più del Cimitero dei Cappuccini a Palermo (veri cadaveri secolari). Non credo proprio d’aver creato qualcosa di simile, ma i punti di vista sono molteplici e io rispetto i suoi. Quanto al “pathos”, anche qui devo dire che non siamo tutti uguali: è una questione di sensibilità.
    Non sono “ben piantata” nel XXI secolo. Al contrario, “esisto” in questo secolo ma psicologicamente ne rifiuto moltissimi aspetti, “in primis” la volontà molto diffusa di adeguarsi alla massa, a quello che fanno gli altri, anche se non lo si condivide, in un’omologazione che spesso è ridicola.
    ** “quasi da “turista” timida e un po’ sognatrice”: ero davvero così quel giorno ad Eleusi/Elefsina! Me ne sono stata ore tra quelle rovine a guardare (che scempio!), a ricordare e a sognare, da sola per una ragione molto privata, causa di quella lunga visita della mia amata Grecia.
    Le ho risposto a sufficienza?
    Grazie per l’attenzione.

    Giorgina Busca Gernetti

     

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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