Giorgina Busca Gernetti, Commento a tre poesie di Giorgio Linguaglossa in “L’Ombra delle Parole”

  1. Giorgina Busca Gernetti
  2. Nelle sue tre poesie Giorgio Linguaglossa ha creato altrettanti personaggi storici romani vissuti il primo, il poeta Cornelio Viburno, in epoca repubblicana, al tempo del console Silla trionfatore, gli altri due in epoca imperiale: agli albori l’uno, il poeta L. Cornelio Gallo, amico intimo di Ottaviano Augusto, suo luogotenente nella guerra contro Antonio e primo governatore dell’Egitto dopo la sconfitta di Antonio e Cleopatra; a pochi decenni dalla fine l’altro, l’imperatore filosofo Giuliano l’Apostata, ultimo pagano al potere dopo il trionfo del Cristianesimo.
    Ho scritto “ha creato”, benché siano personaggi storici, perché il poeta non ha affrontato ciascuno di essi in modo filologico, come sarebbe stato necessario in un’opera storico-letteraria oppure in una tragedia storica come “Giulio Cesare” di Shakespeare, pur con libertà creativa in quest’ultimo poeta. Non era il suo intento questo, com’è evidente.
    Ha lasciato invece che la sua fantasia creatrice si accostasse del tutto libera a quel tempo lontano per rievocare un momento cruciale della vita di ciascuno: quello che precede la tragedia, la catastrofe, la condanna alla proscrizione (cioè morte), persino la “damnatio memoriae” e il suicidio, oppure l’assassinio da parte dei congiurati. I personaggi stessi rievocano quel mondo e quell’aria di sospetto con una confessione (il poeta Cornelio Viburno), un profondo pensiero (il poeta Cornelio Gallo) e un pacato monologo sulla morte (Giuliano l’Apostata).
    La poesia autentica, in versi lunghi dal ritmo elegante, compare ovunque.
    In quel piccione che non si preoccupa della morte perché non sa che i viventi devono morire tutti e becca il cibo qua e là negli orti, sereno come Cornelio Viburno non può più vivere, sospettoso d’essere già iscritto nella lista di proscrizione.
    In quella rievocazione delle serate gioiose tra amici bevendo buon vino, con il sospetto che il presunto amico, repellente anche nell’aspetto fisico, sia proprio quello che lo tradirà, riducendo il grandissimo poeta-guerriero Cornelio Gallo in un essere odiato di cui si cancelleranno tutte le iscrizioni onorifiche e si bruceranno i libri, come se non fosse mai esistito.
    Nelle parole serene dell’imperatore filosofo Giuliano che, non lontano dalla morte, confessa con pacatezza:
  3. “Il mio dèmone mi dice che «le Moire
    sono più antiche del Fato, che la mia filosofia
    è aggiogata ad un carro più antico».
    Mi dice anche: «guardati dai tuoi generali, Cesare!».
    «È tua l’immagine che vedi riflessa nello specchio!».
    «Una mano compirà quel gesto. Ti colpirà alle spalle.
    Una Moira l’ha deciso.»”.
  4. Giorgina Busca Gernetti

  1. Ringrazio tutti gli intervenuti, ringrazio Giorgina Busca Gernetti la quale con la sua cultura e la sua perizia filologica ha perfettamente inquadrato i personaggi (storici e inventati) nel contesto del loro tempo. Le poesie fanno parte di una raccolta inedita “Tornare alla corte di Cesare?”, scaturita dalla lettura di una poesia di Zbigniew Herbert (“Il ritorno del proconsole”). La figura retorica sulla quale ho costruito le poesie della raccolta è la “trasposizione” (il traslato), ovvero, il parlare dell’oggi fingendo di parlare di personaggi del lontanissimo passato. Se non si capisce questo non si comprenderebbe nulla delle mie poesie. Il problema indagato è la condizione dell’artista nei confronti del Potere, di qualsiasi potere, anche di quello cd. democratico. Anche la figura dell’Imperatore Giuliano (forse la figura più grande degli ultimi due secoli della storia romana) è stata affrontata in questa prospettiva: il grande riformatore dell’Impero (grande generale e grande amministratore, uomo colto e saggio che vedeva lungo, molto al di là della sua epoca). Ecco, l’avere lo sguardo lontano è proprio di ogni artista, ogni vero artista non può che disprezzare il presente, non può accordare la propria cetra alle regole metriche del Presente. Il tono “salottiero” di cui parla Francesca Diano è quello usato, è vero, ma vorrei ricordare anche l’altra figura retorica fondamentale di molta poesia degli ultimi due secoli (tra cui ci metto Brodskij) : quella della “epistola” che consente di scrivere nel’intimità delle cose che altrimenti non potrebbero essere vergate; il pubblico è lontano, le poesie sono indirizzate quindi ad un misterioso “interlocutore” non ben specificato. Tutte le poesie (almeno le mie) sono sempre indirizzate ad un “interlocutore” posto al di fuori del proprio tempo e del tempo, per questo forse appaiono stranianti (ma non sono il solo, ci sono molti poeti europei che scrivono in questo modo!).
    Parlo meglio di me e della mia epoca quando assumo la finzione di parlare di un’altra lontanissima epoca. Tutto qui. Però oggi in Europa ci sono poeti che trovano invece la contemporaneità molto più poetica e preferiscono fare delle poesie sulla Minetti. Oggi Tutto è permesso, la democrazia dispiegata afferma che questo è libertà. Sì, rispondo io, la libertà degli eunuchi.

  1. Molte grazie a Giorgio Linguaglossa
    Giorgina BG

     

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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