Nazario Pardini. Recensione al libro “Amores”

009

Una plaquette elegante, con in copertina  l’Amor vincit  omnia di Caravaggio ed in quarta una delle poesie più contaminanti sia a livello contenutistico che formale. Una plaquette che, con il suo prodromico impatto, ci invita a sfogliarne le pagine per avvicinarsi alla sostanza e potenzialità creativa di Giorgina Busca Gernetti. Amores, il titolo; richiamerebbe all’opera di Publio Ovidio Nasone, considerando, per di più, la frequentazione letteraria dei classici, e il saggio uso che la Nostra ne fa nel riattivare il loro messaggio in chiave moderna. Originariamente l’opera dello scrittore latino era composta da cinque libri, in seguito ridotti a tre, come il numero delle sezioni di questa silloge: Eros, Meminisse iuvat, Amores. Ma è necessario dire, da subito, che mentre in Ovidio si tratta di elegie, poesie d’amore, d’occasione ed epicedi, privi di pathos e di una figura femminile a dare unità all’opera (c’è una Corinna con contorni molto vaghi e appena accennati), nei versi della Busca Gernetti avviene il contrario: c’è un lui e c’è una grande forza spirituale, umana e passionale a fare da leitmotiv, a conferire organicità e compattezza all’ensemble del “Poema”. Un amore plurale, di grande forza attrattiva. Quindi lavoro personalissimo a livello strutturale e vicissitudinale, vissuto e ri-vissuto con grande rendimento creativo. E proprio da qui, da questa citazione testuale vorrei iniziare, da questa poesia che tiene in sé tutta la duttilità lessico-fonica e euritmica; tutta la generosità semantico-allusiva dell’Autrice:

Eri di fronte a me; eri vicino

tanto da inebriarmi

con l’ardore improvviso del tuo sguardo.

Ho tremato. Ho temuto

che le tue braccia mi stringessero

come l’edera verde

s’avvolge al tirso, come il molle acanto

recinge d’armonia

un’erma solitaria in un giardino.

Perché ho temuto ciò che anch’io volevo?

(…)

Nella penombra del viale deserto

ti allontani in silenzio,

forse tremando ancora come io tremo.

Forse anche tu rimpiangi quell’istante

non còlto per la  nostra esitazione (Esitazione).

Una poesia ampia, distesa, folta, i cui versi, con la loro eufonica armonia, cristallizzano gli abbrivi emotivi della Poetessa. E lo fanno con la solita architettura metrico-verbale con cui Ella si dona al canto; un intreccio di endecasillabi e settenari tra loro legati da un inanellamento di Enjambements che volge ad una narratologia di grande intensità umana; tutti motivi ispirativi, tutte risorse poetiche che ho avuto il piacere di sottolineare più volte nelle mie letture: memoriale, panismo simbolico, equilibrio fra dire e sentire, versi dalla solida tenuta euritmica; e qui amore; Eros; dacché di un canzoniere si tratta, di un canzoniere d’amore intriso di speranze, decisioni, indecisioni, melanconie, timidezze, che, poi, alla fin fine, combinate insieme, tanto hanno a che vedere con la vita, col suo consumarsi terreno fatto di minuzie, e di grandi eventi, ma soprattutto di slanci verso zone inarrivabili, verso azzurri indefinibili per il nostro essere umani. Per la nostra diatriba ontologica, pascaliana fra  rien et tout, fra la nostra terrenità e la proiezione dello spirito oltre gli orizzonti che demarcano la nostra vicissitudine. Quindi un canzoniere che si fa, con la sua complessità esistenziale, foriero di una plurivocità emotiva che si amplifica, e che si estende, pur personale, alla storia di ognuno di noi. Un crescendo verso un eterno che tradisca la precarietà del nostro esser-ci. Questo il grande merito. Di parlare a tutti, o meglio ad ognuno, con un messaggio di perspicua sapidità disvelatrice. La Nostra ha covato nell’anima immagini e sguardi di antiche stagioni; un volto che, decantato in alcove premurose,  torna a vita rivestito di stati d’animo nuovi, rinfrescati, ingranditi, anche, dacché l’immagine è sempre qualcosa in più della cruda realtà.  E la natura occupa un ruolo determinante nella vis creativa della Nostra, facendo da supporto concretizzante a una necessità di parlare; ad emozioni con cromie e figurazioni che diano sostanza al sentire: l’edera verde, il tirso, il molle acanto, l’erma solitaria in un giardino, il viale deserto, rappresentano visualizzazioni di desideri, solitudini, esitazioni, rimpianti di una storia mancata, sofferta. Afferma un poeta francese (Ronsard): “L’amour fait d’un actime son eternité”. Ed è proprio quell’attimo fuggente, quel momento sfuggito, a bussare al nostro cuore per dire che esiste con tutta la sua potenzialità. Determinando rimpianti, anche, per una esitazione umanamente comprensibile; nostalgie, melanconie che si tramutano in terriccio fertile pour des fleurs de poésie in cui permane Solo un’immagine a nutrire  e saziare un animo tutto vòlto a una celeste illusione; l’amore non teme barriere né spazi infiniti; neppure la  morte. Un’aspirazione a spazi eterni, ad un Eros che può vincere con la sua potenza rievocativa le sottrazioni di Thanatos. Un amore “che veglia lontano, che soffre” e che arriva ad odiare le pareti “che incombono sull’animo,/ duro carcere buio/ per una colpa sconosciuta/ da scontare per giorni inesorabili,/ grigi di piombo”. Dove l’animo stesso denuncia il bisogno di un metro più libero, di un verso meno vincolato a canoni metrici, per esternare tutta la sua intensità epigrammatica, tanta è l’urgenza di dire. E lo fa con picchi poetici di rara bellezza:

Buia è la  vita senza amore, è vuota

come guscio, in inverso, di cicala

che con il canto l’estate allietava

nell’ardente calura (Senza amore),

lo fa raffigurando questo stato emotivo ora in un’eclissi:

L’eclissi dell’amore

nuda riduce l’anima,

senza più speranza di foglie

tenere e verdi,

senza più fiori

né profumata primavera (Freddo),

ora in un’immobile Erinni

La disperazione,

muta ed immobile Erinni,

starà sulla soglia

della vita che spegne il suo lume,

della morte che annienta (Verrà la  morte),

che assume il significato di una contrapposizione, di un un polemos degli opposti di  sapore eracliteo fra vita e morte, fra luce e buio, fra gioia e dolore; e si sa che sta tutta nello scandalo delle contraddizioni l’anima della poesia;

ora in un lago:

Il lago

fremeva e s’increspava

sotto lievi e sonore

folate di vento

(…)

Le tue parole

cadevano dolci nell’aria,

dolci a udirsi

per chi le bramava

e temeva

che non fossero vere,

che tutto fosse solo un sogno

labile e lieve (Sulla riva del lago),

dove la natura, umanizzandosi, freme e si increspa in un tempo imperfetto che sembra dare perpetua continuità all’azione;

ora in un tiglio:

Ricordi quel tiglio odoroso

dalle vivide foglie?,

dove il memoriale si fa alcova, riposo edenico per un’anima alla ricerca di sé e del suo bene.

Finché tutto si fa presente, vita; tutto dà segno di forza ed immortalità; un’ascensione spirituale che dal dolore giunge a quel dio eterno che è Eros:

E’ un dio immortale Eros, il Fanète

che rivela ed illumina l’immenso.

Non può morire la forza vitale

che l’universo genera e sostiene,

perpetua dei viventi ogni famiglia

ed anima lo spirito (Non è morto l’amore).

Quel dio che Lucrezio immortalò nel suo Inno a Venere:

Aeneadum genetrix, hominum divomque voluptas,

alma Venus, caeli subter labentia signa

quae mare navigerum, quae terras frugiferentis

concelebras, per te quotiamo genus omne aniumantum

concipitur vitisque, exortum, lumina solis,

te, dea, te fugiunt venti, te nubila caeli,

adventumque tuum, tibi suavis daedalatellus

summittit flores, tibi redent aequora ponti

placatumque nitet diffuse lumine caelum.

Nazario Pardini

*

pubblicato nel blog Alla volta di Leucade  del prof. Nazario Pardini

http://nazariopardini.blogspot.it/2014/12/n-pardini-lettura-di-amores-di-g-busca.html

 

Annunci

Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
Questa voce è stata pubblicata in commento e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...