Stefano Valentini. Recensione al libro di poesia “Amores”

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Libro bello e riuscito, quest’ultimo dell’autrice piacentina da molti anni operante in provincia di Varese, precisamente a Gallarate. Pur non riordinando poesie nuove, ma testi tratti da alcune raccolte già pubblicate, la scelta di dar vita ad una silloge interamente dedicata al tema dell’amore appare convincente e appropriata. Il dettato esprime un gradevolissimo, coerente equilibrio tra modernità ed ascendenza-imitazione (nel senso nobile del termine) classica: sono come ponti lanciati tra le epoche, queste liriche, che fondono in sé vissuto individuale e storia collettiva. Tale, infatti, è il potere dell’amore in letteratura: dire di se stessi parlando di tutti e, nel contempo, riuscire anche nell’esatto contrario, dire di tutti parlando di sé. L’altro è riferimento, ma anche specchio: “Eri di fronte a me: eri vicino / tanto da inebriarmi / con l’ardore improvviso del tuo sguardo”. E subito: “Perché ho temuto ciò che anch’io volevo? / … / Forse anche tu rimpiangi quell’istante / non colto per la nostra esitazione”.

L’autrice ben ritrae il potere d’amore, inteso come desiderio e comunione totalizzanti, quell’amore che “non teme / barriere né spazi infiniti”. Millenni di letteratura, e d’esperienza, ci hanno però insegnato anche a diffidare di tale sentimento, poiché può rendere folli e accecare la ragione: questo nonostante un filosofo come Platone, che la  Busca Gemetti cita estesamente in apertura della silloge, vi vedesse una forza in grado di migliorare ogni individuo, rendendolo valoroso e allontanandolo da ogni bruttura.

“A che vale la vita senza amore / scevro d’infingimenti, / autentico, profondo, inarrestabile, / eterno, forse, come nei poeti / che l’amore ideale professarono / qual sacra religione”, si chiede l’autrice.

Gli istanti, come si vede, dicono e vivono condizioni diverse: l’attesa e il tormento (“Odiare il proprio Io / fragile ed inesperto, / incapace di vivere / senza infrangere il dono / raro e prezioso che la sorte, / benevola talvolta, ha offerto”) trovano consolazione nel dono inatteso di un incontro imprevisto, nel quale “come di spesse nubi / il sole improvviso squarcia il velame, / così la carezzevole tua voce / ha diradato la nebbia d’angoscia / che l’animo inerte fasciava”. L’animo è “risorto e palpitante nella luce”, la nebbia adesso “ad altri forse ottenebra le ore”. Per cui si può anche ragionare per palinodia e capovolgere il celeberrimo verso di Pavese: la morte non avrà i tuoi occhi, quando verrà, bensì essi saranno “ultima luminosa immagine” prima del buio.

Nella seconda parte della raccolta, il ricordo di un antico amore si cala nel dato reale e si lega ad un luogo preciso, la riva di un lago: “Cosa inutile è mentire a se stessi / e fingere l’oblio: / il tempo può guarire le ferite / ma non scolora l’orma / perenne e viva della cicatrice”. La magnifica eleganza espressiva scherma la malinconia, ma non la cancella: “Non so più nulla, ora, / di te, della tua vita”, forse il dolore più difficile da lenire. “Ma non posso tornare / sulla nostra terrazza presso il lago / … / senza sentirti vivo accanto a me, / radioso come allora”. Un cortocircuito della memoria, e della percezione, dolente e vitale al tempo stesso.

L’ultima sezione è quella del turbamento del corpo e dei sensi, casti (“restare vicini / senza nemmeno sfiorarci la mano. / Eppure sento vibrare il tuo animo, / timidamente rispondere il mio”) ma pronti a divenire tutt’uno fondendosi negli elementi naturali, come avviene in “Tu sei…”.

La silloge, mentre sembra subentrare la “quiete ferale” del disinnamoramento, si chiude su un botta e risposta, “L’amore è morto” e “Non è morto l’amore”: incessante dinamica del divenire che, nelle vicende d’amore, ricalca lo stesso destino umano. “Non può morire la forza vitale / che l’universo genera e sostiene, / perpetua dei viventi ogni famiglia / ed anima lo spirito”. La quiete è solo momentanea stanchezza, un placarsi della tempesta che presto sarà nuovamente (agitata da “un’onda / improvvisa, fremente di vigore, / impetuosa e ribelle ad ogni freno / che ne imbrigli la furia, suscitata / dall’immortale Amore”. Potrebbe essere altrimenti?

Stefano Valentini

Recensione pubblicata su La nuova tribuna letteraria, n. 118 / 2015

Giorgina Busca Gernetti, Amores, Youcanprint, Tricase (Le) 2014

 

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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