Tito Cauchi. Recensione al libro di poesia “Echi e sussurri”, Polistampa, “Sagittaria”, Firenze 2015

ECHI E SUSSURRI safe_image[4]

 

Giorgina Busca Gernetti è nata a Piacenza, di formazione umanistica è stata docente di Letteratura Italiana e Latina; scrittrice di racconti, saggista e poetessa, ha conseguito una novantina di qualificazioni tra primi premi e titoli prestigiosi. Questa raccolta, Echi e sussurri, rappresenta il suo decimo libro di poesia, ha in copertina il ritratto presunto di Saffo; si articola in cinque sezioni, tutte anticipate da citazioni di versi di Rainer Maria Rilke, e sono: Fiori della notte, Alba dell’anima, Seduzioni, Immagini elleniche, Il canto di Orfeo. I versi – endecasillabi continui o scanditi da settenari, altri versi della tradizione classica, raramente in metro libero – raccolti in strofe consentono una certa scansione della voce e del silenzio, uniti al refrain ne amplificano echi e sussurri; rendono gradevole la lettura.

In quarta di copertina, abbiamo una nota critica a firma di Franco Manescalchi, il quale sostiene che il percorso poetico della Poetessa risente della metafisica di R. M. Rilke, attraversa le terre della sua vita giungendo finalmente nelle coste elleniche approdando nei luoghi di Saffo e Orfeo. Il critico ne sottolinea la vena neoromantica, gli echi di Foscolo, Leopardi, D’Annunzio, come pure il linguaggio moderno di Cesare Pavese. Difatti incontreremo, l’esule solo e pensoso, i muti dialoghi dinanzi a una tomba, l’invocazione alla luna alla quale chiede quale sarà la sua sorte.

Nella prefazione, Marco Onofrio definisce la Poetessa “sognatrice dell’essere” pur riconoscendole l’attitudine allo “scandaglio” psicologico, difatti “Gli echi ci introducono al cosmo dell’eterno ritorno (…) I sussurri alludono alla vocazione linguistica”. Con tutto ciò intendendo che bisogna predisporsi all’ascolto di ciò che ci circonda, entrare in sintonia con i fenomeni, nel continuo ripresentarsi delle stagioni, essere aperti al senso della morte, rinnovando la vita attraverso la memoria e quindi giungere alla poesia. Processo catartico, percepibile nelle elegie per i suoi animali domestici cui era affezionata (cane boxer Artù, topolino Francis, canarino Lillo). Troviamo nello scavo della materia vivente il desiderio di libertà, di abbattimento delle inferriate del carcere, per librarsi in alto. Abbattere il limen comporta fondere sogno e memoria, ricordo e realtà, fugare le brume della sua terra. Nell’ultima sezione usa “cultismi e arcaismi” (iemale, germine, lungi, dianzi, atra, pubescenti, virenti, sacerrimo, pelago e figure retoriche).

Questi sono i versi incipitari: “Quando scendi invocata,/ o cara sera amica,/ si placano le tenebre dell’anima/ nell’ombra tua serena.” E la serenità viene agognata ovunque per fugare le proprie incertezze in una lotta impari con il tempo vorace, vorticoso e ingannevole che ci lascia soli. In una sorta di comunanza di sentimenti, osserva la tomba di Cesare Pavese, la scarna pietra e l’epitaffio di due date ove regna “Sacro silenzio intorno e solitudine.” (pag. 25); in un muto dialogo paragona la vita senza amore ad un guscio vuoto che vuole riempire del sogno, motivo su cui ritornerà (a pag. 44). “Anima mia intristita e trasognata,/ a che la vita se non vedi un segno/ palese che ti mostri/ qual via seguire nel percorso oscuro/ della triste esistenza?” (31).

Durante la notte i ricordi del passato ci sovrastano e ingigantiscono le ombre dei fantasmi, si vive un dialogo che diventa soliloquio in cui il dubbio lacera l’anima. E, forse, le uniche voci che Giorgina Busca Gernetti ascolta, sono le sue stesse (che diventano echi). Nel desiderio di rinascere invoca l’Angelo numinoso. Sentendosi partecipe della natura, ne sente il canto come carezza, ne diventa rugiada, corteccia, foglie, lacrime; ascolta le voci del vento come note musicali (che diventano sussurri).

Echi e sussurri che, a loro volta, diventano versi poetici, suoi amici. Così si abbandona alle emozioni e si lascia trasportare dalle ali di una farfalla in un susseguirsi di luoghi: a Capo Palinuro, nel Tyrrhenus, nella Maremma ove ode il frinire di cicale, respira “Profumi intensi e caldi qui m’inebriano/ tra pini e mare, tra gerani e glicini.” (pag. 52). Vede l’Argentario verde e vivo e, risalendo la Penisola, in dedica a Valerio, ricorda i “rugosi” pescatori liguri. Con altro volo assiste al tramonto sullo Jonio, sente su di sé le folate di scirocco, il vento che sussurra parole. Su questo versante ricorda a Gabriele D’Annunzio la “Nostalgia delle greggi/ dorate nel vello lanoso” (61). Evoca personaggi e immagini, come Franz Schubert, “Nuvole bianche vagano nel cielo,/ serene anch’esse sopra verdi chiome” (62); o “cogliere fiori/ nel giardino di Monet.” (63); odorare un fiordaliso.

Giorgina Busca Gernetti immagina la sua pianura emiliana perdendosi nel suo orizzonte, segno di infinito, di libertà; forse desidera anche disperdersi, fare scorrere i pensieri come quelli del suo fiume, confondersi con le rondini volteggianti nel cielo, raccogliere mazzetti di fiori nei prati come si usava da bambini. Forse tutto ciò è frutto del sogno di una bambina che al suo risveglio si vede sola: “Sperava la fanciulla d’incontrare/ il Padre suo vivente nell’oscuro/ bosco di lecci antichi quando…// Svanisce il fatuo sogno meridiano.” (66).

Le immagini elleniche, costituiscono una sorta di rivisitazione del mito greco, meritevole di una trattazione a parte, una sorta di vasto panorama didattico, in cui affondano le nostre radici culturali. Ivi, a mio parere, imperano pensieri di morte. Da una visione sull’Acropoli d’Atene, la Poetessa rivive l’antico mito, pare assistere alla morte del padre in guerra, alle lacrime della madre. Evoca il mito di Teseo e del Minotauro, il clangore delle armi a Maratona, a Troia; fra gli eroi ode Menelao invocarla, e lei gli asciuga le lacrime per il tradimento di Elena. A George Byron dice di percorrere le stesse sue orme; evoca la morte di Egèo che “si scagliò/ per l’errore fatale di Teséo”. Rivivono Giasone, Medea, Glauce figlia di Creonte, la maga Circe e altri.

Pare di ascoltare il canto di Pindaro, di interrogare l’oracolo di Delfi pronunciato dalla Pizia, sul proprio futuro. Pare invocare l’Itaca lontana, sogno irraggiungibile. Più volte nomina Kore, i Misteri Eleusini; il pensiero della morte diventa incalzante. La vicenda di Euridice e Orfeo, ne è un esempio, ninfa e cantore appena sposi vengono separati dal fato; la loro storia è fatta rivivere attraverso il canto che ha impietosito perfino le pietre. E a vivere sopra ogni cosa è la poesia; ma la nostra confida: “Anch’io, dolce mia Saffo,/ vorrei essere morta!” (pag. 104). Il lettore allora viene colto dal bisogno di urlare: “Giorgina!”

Trasportato dalle emozioni che Giorgina Busca Gernetti è riuscita a suscitarmi con Echi e sussurri, mi prendo la libertà di pensare a una sorta di ritorno al passato antico, che noi consideriamo favoloso, un passato che si riflette nell’età bambina per recuperare una fanciullezza forse poco vissuta. Il pensiero della morte può diventare mezzo di conoscenza attraverso ulteriore indagine storica e scavo psicologico, per ritrovare se stessi. Non vorrei stravolgere il percorso fino adesso seguito, ma penso che miti e luoghi riverberino il suo alter ego e penso che la Poetessa si senta vicina alle figure femminili soprattutto come: Medea, Euridice, Saffo; tutt’e tre accomunate da un amore impossibile.

Tito Cauchi

GIORGINA BUSCA GERNETTI, ECHI E SUSSURRI, Edizioni Polistampa, collana Sagittaria, Firenze 2015, pagg. 120, € 10,00

 

 

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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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